Pensarsi e non dirselo che senso ha?

In questo 3 giugno che segna l’apertura dei confini tra le regioni, ho deciso di curare le parole per aprire una finestra che ha rivelato panorami inaspettati come il messaggio di qualcuno che dice di pensarti a sua volta. Per questo scrivo: per non dimenticarsi.

Pensarsi e dirselo: ecco perché scrivo

Pensarsi e dirselo è fondamentale come mangiare e respirare. Mi rendo conto di averne bisogno. Per capire di aver lasciato una traccia, di non aver voluto bene invano, di aver amato abbastanza seppur i piedi abbiano poi seguito percorsi diversi. E allora capita che un 3 giugno di un anno non facile per chiunque diventi un giorno-svolta, tanto sai che sei fatta così, che ti doni per farti del bene, per non lasciare cadere nel vuoto quello che hai provato, l’affetto che hai percepito sulla pelle in una parte della vita precedente che non è giusto né possibile accantonare o rinnegare.

Giorni-svolta da cerchiare sul calendario

I giorni-svolta sono quelli nei quali decidi che è ora di chiudere i conti con la tristezza del passato, che riaprire una finestra affacciata sul solito palazzo di sempre può invece rivelare panorami inaspettati (e sperati) come il messaggio di qualcuno che dice di pensarti a sua volta.

I giorni-svolta sono anche quelli nei quali decidi di mettere in salvo quello che di buono e caldo è esistito, perché i sorrisi li ricordi bene e forse vale la pena smettere di innalzare mura invalicabili di rancore o amarezza per fare spazio alla dolcezza degli abbracci accaduti davvero. Ché poi ci si guarda da lontano come fossimo nemici dichiarati e invece molte volte allontanarsi serve a farsi meno male possibile, a salvarsi l’anima così come a salvaguardare la sacralità dei ricordi costruiti mentre ci si attraversava dentro.

Perché curo le parole da dire (e non dire)

Ho sempre pensato che le parole siano la più grande dimostrazione d’amore e rispetto, ma anche che possano essere l’arma peggiore da impugnare quando le si tratta in modo approssimativo e arrogante. Le parole esistono per creare ponti lì dove scorrono fiumi impetuosi, per tirare fuori dal taschino il cuore e dargli voce con garbo: per questo ho promesso a me stessa di curarle tutte le volte in cui sento il bisogno di dare fiato alla penna per dire cose delicate e potenti che oralmente non riuscirei ad esprimere.

Non chiedetemi di centellinare, rimandare in eterno o usare con sufficienza le parole.

Posso essere una persona da silenzi prolungati, ma vivere nel limbo delle emozioni sospese nel tempo non fa per me, quindi non chiedetemi di centellinare, rimandare in eterno o usare con sufficienza le parole, perché significherebbe maltrattare quello che provo. Mentre i confini tra le regioni si riaprono per la tanto attesa fase 3 post quarantena, io abbraccio la me che cerca sempre di mantenersi aperta, di non mettere in castigo il cuore privandolo della capacità di sentire e ricordare.

Se anche voi siete come me, curate sempre le parole da dire e non lasciatele mai in cantina al buio. Date loro spazio e luce perché possono restituirci molto più di quel che pensavamo; alcune non riceveranno risposta (pazienza!), altre saranno ricambiate da parole che al tatto sembreranno come la pelle di un bambino appena nato. Meglio una parola coraggiosa in più – seppur timorosa – che una che aspira ad esserlo senza provarci davvero.

Scrivo per non dimenticarsi

Quando alcune notti sogno di essere soprannominata ‘Maty solo parole’ come fosse una colpa da espiare, devo invece ricordarmi di ringraziarle, le parole, perché sono loro a farmi agire, a mantenermi lucida, a spingermi a ripararmi scrivendo pensieri levigati a qualcuno da raggiungere pur avendolo lasciato libero di andare.

Le parole sono il mio modo di prendere per mano me stessa e le persone a cui scelgo di indirizzarle. Sono le migliori amiche che potessi desiderare, perché mi aiutano a fare il possibile dicendo tutto il possibile; sono al mio fianco quando non voglio lasciarmi sfuggire nulla, quando sono stanca di dare la colpa agli altri per i silenzi assordanti che a volte sento attorno. Poiché non ho armadi capienti per rinchiudere tutte le frasi taciute, scrivo, e oggi l’ho fatto di nuovo: ho scritto a qualcuno a cui non scrivevo da tempo ed è stata la decisione migliore che potessi prendere.

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La vita è troppo bella, preziosa e imprevedibile per essere felice per gli altri e non dirlo, per pensarsi e non dirselo, per continuare a mancarsi senza muovere un dito sulla tastiera o un pezzo di carta. Per questo continuo a scrivere lettere e messaggi: per conservare quello che merita di essere conservato, per non darla vinta all’istinto di gettare via tutto quello che è stato. Per non dimenticarsi. E per questo non ho alcuna intenzione di smettere di essere prolissa per iscritto e meno a voce.

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